Il Presidente vicario dell'”Istituzione dei Cavalieri di Santo Stefano” di Pisa non conosce la storia dei Medici e dei Lorena.

di Francisco Acedo Fernandez ( Auditore della Deputazione Granducale sopra la Nobiltà e Cittadinanza)

Recentemente il signor Giorgio Cuneo ha firmato, in qualità di Presidente Vicario dell’Istituzione dei Cavalieri di Santo Stefano, una lettera aperta che contiene numerose falsità e inesattezze. Comprendiamo inoltre che utilizzare la sua posizione nell’Istituzione dei Cavalieri di Santo Stefano, Ente Morale della Repubblica Italiana, per prendere parte a questioni dinastiche, sia un eccesso rispetto alle sue funzioni e presenteremo formali reclami alle varie istituzioni che compongono il suo Consiglio di Direzione.

Per quanto riguarda i presunti diritti di Sigismondo d’Asburgo-Lorena sull’Ordine di Santo Stefano, va precisato che il 27 Aprile 1859, in concomitanza con lo scoppio della seconda guerra di indipendenza combattuta fra Austria e Regno di Sardegna, la famiglia Asburgo Lorena lasciò Firenze per sempre e si rifugiò presso la corte imperiale di Vienna. Il 20 dicembre 1866 il ramo toscano degli Asburgo-Lorena cessò di esistere e questi tornarono a far parte della Casa Imperiale d’Austria. Per ratificare ciò, nel 1870 Ferdinando IV d’Asburgo-Lorena abdicò ai suoi diritti di pretendente al Granducato di Toscana in favore dell’imperatore Francesco Giuseppe I. Da quel momento in poi agli arciduchi discendenti da Leopoldo II fu vietato l’uso di titoli toscani e l’imperatore stesso assunse il titolo di Granduca di Toscana in virtù dell’abdicazione compiuta da lui stesso e dai suoi discendenti. Il magistero dell’ordine austriaco di Santo Stefano si estinse con la morte di Ferdinando IV.

Nel 1961 Ottone di Asburgo Lorena, figlio dell’Imperatore Carlo I d’Austria, rinunciò a tutte le proprie pretese dinastiche, incluse quelle sul Granducato di Toscana, perdendo così la propria Fons honorum, ossia il diritto di conferire titoli nobiliari e onorificenze cavalleresche, incluse quelle dell’Ordine di Santo Stefano.

Trascurando queste norme dinastiche, Goffredo d’Asburgo-Lorena, nipote del Granduca di Toscana Ferdinando IV, all’inizio degli anni ’70 del secolo scorso cominciò a conferire gli ordini austriaci toscani sotto la consulenza di Giorgio Cucentrentoli. Il 22 settembre 1971 riattiva l’ordine austriaco di Santo Stefano, che gli storici competenti del settore considerano una ricreazione dell’ordine originario: per intenderci, l’ordine concesso da Sigismondo d’Asburgo-Lorena è quello creato ex novo da suo nonno.

Il signor Cuneo cita l’ICOC (un’istituzione privata ampiamente messa in discussione per le sue origini e il suo percorso) dove l’ordine compare come se fosse un ordine dinastico continuativo dell’originale, e abbiamo già visto che l’ordine degli Asburgo-Lorena è una rifondazione, quindi non dovrebbe apparire nel capitolo “Ordini dinastici” del Registro dell’ICOC, ma nell’appendice “Antiche istituzioni cavalleresche, originariamente fondate come ordini, e poi ricreate dal successore dinastico dell’autorità fondatrice”.

Il signor Cuneo non conosce nemmeno la storia dei Medici o intende ingannare i lettori della sua lettera. Il passaggio dai Medici ai Lorena nel Granducato di Toscana fu dovuto ad una serie di fattori interni, come le pressioni della nobiltà toscana su Cosimo III affinché modificasse le leggi di successione nella speranza di un ritorno alla repubblica, e internazionali, come la Guerra di Successione Spagnola e poi quella della Polonia.

Come risulta dalla raccolta delle istruzioni diplomatiche date dalla Corona agli Ambasciatori e Ministri di Francia conservate presso l’archivio diplomatico dell’attuale Ministero degli Esteri francese, nel 1717 la Francia e certamente anche gli altri stati che parteciparono al trattato di Londra del 1718, ritenevano che in base a tutte le bolle di investitura granducale l’erede designato al trono toscano fosse il Principe Don Giuseppe de’ Medici di Toscana, Principe di Ottajano e Duca di Sarno. ; lo stesso Granduca Cosimo terzo, per il tramite del suo primo ministro Abbate Gondi, già nel 1710 aveva inoltre indicato verbalmente al Conte de Gergy, ambasciatore di Francia in Toscana dal 1709 al 1715, che il Principe di Ottajano fosse l’erede del Granducato! In quel periodo anche l’Imperatore Carlo VI riconosceva al Principe di Ottajano Don Giuseppe de’Medici il titolo di Principe di Toscana, tanto che detto titolo fu menzionato nel decreto imperiale per la nomina del medesimo Giuseppe a ministro plenipotenziario cesareo incaricato di consegnare la Sardegna ai Savoia. Il decreto imperiale di nomina del Medici fu dato in Lussemburgo il 12 giugno 1720 e allora era conservato nel regio archivio di corte e nell’archivio storico di Cagliari.

Nominando erede al Granducato sua figlia l’Elettrice Palatina, Cosimo III violò quindi le disposizioni ben note a tutti gli Stati che erano state stabilite nella Bolla Imperiale di Carlo V del 1532 per l’istituzione del Ducato di Firenze in favore dei Medici, le quali stabilivano che, in caso di estinzione del ramo primogenito del duca Alessandro de’ Medici, al Ducato di Firenze sarebbe succeduto in infinito il parente più stretto della famiglia Medici, a prescindere dal suo grado di parentela con la linea primogenita del primo investito al titolo ducale . Questa linea di successione era stata sancita anche dalla Bolla papale del 27 Agosto 1569 data a Cosimo primo dal Papa Pio V per l’Istituzione del Titolo Granducale e dalla successiva Bolla Imperiale di conferma di tale titolo data a Francesco I de’Medici dall’Imperatore Massimiliano II.

Secondo le condizioni di pace stabilite tra l’imperatore Carlo V e la Repubblica di Firenze, così come viene riferito dagli Ambasciatori francesi nella suddetta raccolta delle istruzioni diplomatiche, tale violazione avrebbe comportato per Firenze la perdita di ogni libertà conquistata fino a quel momento, lasciando quindi l’Imperatore libero di disporre dello Stato toscano, come di fatto avvenne a partire dal 1720 quando la Toscana cominciò ad essere considerata dall’Imperatore come merce di scambio per stabilire accordi internazionali favorevoli al Sacro Romano Impero. Al termine di numerose trattative internazionali durate 15 anni, le potenze internazionali stabilirono che la Toscana sarebbe stata assegnata alla famiglia degli Asburgo-Lorena e per sancire ufficialmente il passaggio a questa dinastia, l’imperatore Carlo VI nel 1736 emanò un nuovo decreto di investitura granducale in favore dei Lorena, sostituendo di fatto la precedente investitura concessa nel 1576 dall’Imperatore Massimiliano II a Francesco I de’ Medici e ai suoi successori diretti e agnati collaterali maschili. Cioè, l’investitura di Francesco Stefano di Lorena a Granduca di Toscana da parte di suo suocero, l’imperatore Carlo VI, è una nuova Bolla ed è stata emanata per compensare la perdita del Ducato di Lorena nella Guerra di successione polacca recentemente conclusa. Tuttavia, Carlo VI non poté abrogare la bolla di investitura Granducale in favore dei Medici data dal Papa Pio V nel 1569 a Cosimo I de’ Medici ed ai suoi discendenti maschi primogeniti diretti oppure, in caso di estinzione della sua linea, ai parenti maschi primogeniti più prossimi  della Casa Medici.

Pertanto, nel 1737, alla morte del Granduca Gian Gastone, il Gran Principe di Toscana Giuseppe de’ Medici, Principe di Ottajano, Duca di Sarno, ecc., assunse per sé e per i suoi discendenti il titolo di Granduca di Toscana Titolare in virtù della Bolla Papale di Pio V del 27 agosto 1569, valida ancora oggi per il diritto Canonico. Dopo la sua morte, avvenuta il 18 Febbraio 1743, i suoi discendenti portarono avanti fino al presente la pretesa dinastica facendo uso pubblico del titolo di Principi e Granduchi di Toscana e stabilendo, di generazione in generazione, rapporti di altissimo livello con la Casa Reale dei Borbone delle Due Sicilie, e accettando in nome di quei sovrani altissime cariche di governo con la speranza che un giorno, attraverso tali rapporti, potessero ottenere nuovamente, per via diplomatica, il governo della Toscana o di altri territori. Nei documenti ufficiali del Regno delle Due Sicilie e nei loro luoghi di sepoltura sono sempre citati come Medici di Toscana.

Il signor Cuneo fa ancora una volta un uso parziale e interessato dei documenti quando cita il modo in cui la famiglia figura nell’Elenco Ufficiale della Nobiltà Italiana, in epoca sabauda, poiché i Re dell’Italia unificata non vollero in nessun momento riconoscere le pretese e i diritti di un’altra famiglia sovrana italiana come quella dei Medici. Circa l’autorizzazione all’uso delle onorificenze dell’ordine degli Asburgo Lorena concessa da parte del Ministero Italiano degli affari esteri, c’è poco da dire, basti riflettere che gli ordini autorizzati all’ uso sono solo quelli delle famiglie che furono sovrane in Italia, ovvero i tre rami dei Borbone e uno degli Asburgo-Lorena, tutti di origine straniera e che regnarono sul suolo italiano a seguito di guerre e trattati, mentre sono discriminati gli ordini delle dinastie di origine nazionale, dei Savoia e dei Medici.

Il Granduca Titolare Ottaviano de’ Medici di Toscana, diretto discendente del suddetto Granduca Giuseppe e residente a Firenze conformemente alle leggi dinastiche Medicee stabilite dal testamento politico dell’Elettrice Palatina che ne prescrive  l’obbligo per il Capo della Casa Granducale, ha continuato le pretese dei suoi avi ed è legittimo erede e detentore del Granducato di Toscana in virtù della Bolla Papale di Pio V del 1569, nella quale si stabilivano che la successione del Granducato di Toscana era ereditaria negli agnati successori di Alessandro e Cosimo I ed in assenza di successione al ramo collaterale più vicino, da sempre quello dei Principi di Ottajano. Per gli stessi motivi è Gran Maestro dell’Ordine di Santo Stefano in virtù della Bolla Pontificia di Pio IV.

Vogliamo infine sottolineare che è davvero preoccupante che il signor Cuneo approfitti della sua posizione istituzionale in un prestigioso Ente Morale dello Stato Italiano finanziato con fondi pubblici come l’Istituzione dei Cavalieri di Santo Stefano, uno dei cui scopi principali è quello di preservare la memoria dell’Ordine, per dare una visione distorta della storia con chiari interessi di parte invece di restare super partes come dovrebbe essere data la sua posizione. Chiederemo spiegazioni all’Istituzione dei Cavalieri di Santo Stefano e a tutte le istituzioni che compongono il Consiglio di Direzione.